Sclera – un padiglione in tulipifera americana (Liriodendron tulipifera)

Un padiglione in tulipifera americana per il London Design Festival

Specie: American tulipwood (tulipifera americana) Liriodendron tulipifera

Architetto: David Adjaye

Fotografia: AHEC

**Video e comunicati stampa sono disponibili nelle pagine  Sclera - Risorse per i media**



Sclera - a tulipwood pavilion

Un ambizioso progetto di David Adjaye, fra i maggiori architetti inglesi, ha acceso i riflettori sul tulipier americano (American Tulipwood). Il suo padiglione in tulipier, una delle principali attrazioni dell’edizione 2008 del London Design Festival, è stato in mostra a South Bank per l’intera durata dell’evento londinese. Fedele al nome voluto dall’architetto, “Sclera” colpisce l’occhio con il suo design innovativo. Quella del tulipier è una scelta audace, che potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per l’utilizzo all’esterno di questa specie legnosa abbondante, resistente e versatile.

Il tulipier è una specie singolare. Singolare perché originaria del Nord America e ampiamente diffusa, ma che fu eliminata in Europa dall’ultima era glaciale, come testimonia il polline fossilizzato. Essendo fra le latifoglie più prolifiche dei climi temperati, il tulipier è sostenibile quanto ogni altra specie che cresce negli Stati Uniti. Non è insolita la caduta annua di 750.000-1.500.000 semi per ettaro (Burns and Honkala: 1990). Il patrimonio forestale continua pertanto ad aumentare dal 1963, data a cui risalgono le prime rilevazioni imposte dalla legge federale statunitense. 

Il tulipier (Liriodendron tulipifera delle Magnoliaceae) ha anche un nome singolare. Comunemente noto in Nord America come Yellow Poplar o Tulip Poplar, a livello internazionale è chiamato tulipier per non confonderlo con altre specie di pioppo (Populus) come quello tremulo (Aspen) e quello europeo, che forniscono un legno molto meno duro. È la quarta specie più abbondante negli USA e rappresenta il 9% della produzione di legno di latifoglie, seconda solo alla quercia.     

Il tulipier offre ottime credenziali laddove siano necessarie resistenza, leggerezza, lavorabilità e tagli lunghi completamente netti. Un altro importante vantaggio è la possibilità di sottoporre il materiale a trattamenti per l’uso in ambienti esterni. Così, la scelta di Adjaye – alla ricerca di un materiale adatto a “Sclera” – è caduta naturalmente sul tulipier. “Sclera” è un padiglione in legno di forma ellittica, di 12 x 8 metri, che è stato collocato all’esterno, a Southbank Centre Square lungo il Tamigi, e aperto al pubblico 24 ore su 24 per l’intera durata del festival.  

Ed ecco un'altra singolarità. L’industria italiana e britannica della lavorazione del legno, fortemente dipendenti dall’importazione di legno di latifoglie, da tempo usano il tulipier per gli interni e il mobilio. Ma gli architetti europei dimostrano generalmente scarsa familiarità con una specie così utile e competitiva nel prezzo. Da anni l’AHEC è impegnata a cambiare questa percezione. Dopo aver completato i test di trattamento, iniziati nel 2000 con il BRE (Building Research Establishment), l’associazione collabora ora con gli specialisti di Osmose alle ricerche sui trattamenti in conformità alle norme europee. Il gruppo di lavoro ha svolto prove preliminari per valutare la possibilità di ricorrere a una serie di processi di trattamento, fra cui alcune nuove tecnologie, al fine di migliorare le già ottime prestazioni del tulipier.  

Secondo Osmose “le prove hanno evidenziato che il tulipier può essere sottoposto a trattamenti rapidi con le moderne tecniche di impregnazione e presenta un tasso di ritenzione delle sostanze chimiche utilizzate altamente prevedibile. Entrambi i fattori sono importanti in quanto confermano la possibilità di potenziare le caratteristiche del tulipier con interventi veloci, efficaci ed economici, ottenendo un prodotto dalle proprietà uniformi che committenti e utenti potranno più facilmente adottare per una vasta gamma di applicazioni”. Sulla base di questi promettenti risultati iniziali, Osmose e l’AHEC uniranno le forze per sviluppare una gamma di processi mirati a valorizzare il tulipier e ad aumentarne l’appeal sul mercato. Come testimonia il suo padiglione, Adjaye ha assunto un ruolo guida nell’ambito del programma. Oltre che dal particolarissimo colore chiaro, l’architetto è stato affascinato dalla flessibilità, dalla resistenza e dalla venatura del tulipier. Adjaye ha inoltre apprezzato l’ampia disponibilità di questa specie di legno, in passato usata soprattutto per la decorazione d’interni, ed era ansioso di partecipare all’esperimento di un progetto in esterni. Per preservare il legno dall'azione degli agenti atmosferici, i componenti in tulipier sono stati verniciati a spruzzo con “Primer GN” di Remmers e poi trattati superficialmente con “Primer Oil” di Osmose in vasca d’immersione. Per gli elementi più lunghi, tuttavia, si è dovuto procedere alla verniciatura tradizionale.    

Sclera - a tulipwood pavilion

Nel 2001 BRE, per conto dell’AHEC, ha sottoposto il tulipier a prove strutturali e di resistenza che hanno evidenziato caratteristiche di rigidità e di resistenza alla trazione paragonabili a quelle della quercia, nonché un ottimo rapporto resistenza/peso. Fatta eccezione per la densità, BRE è giunta alla conclusione che il tulipier appartiene alla classe di resistenza D40.   

Conclusioni


1.     L'American Yellow Poplar soddisfa chiaramente i requisiti di resistenza e rigidità della classe di resistenza D40. La densità, tuttavia, è notevolmente inferiore a quella prevista per la piena conformità a tale classe di resistenza. Le conclusioni raggiunte si basano sulle norme EN408 per quanto riguarda i test, BS5756 per la classificazione visiva (classe visiva TH1) e EN348 per l’analisi.  
2.     Questo tipo di tulipier dimostra una resistenza e una rigidità eccellenti in proporzione al peso, caratteristica che potrebbe farne un materiale d’elezione in applicazioni strutturali in cui il peso della struttura stessa è un fattore critico.
3.     Il legno non soddisfa gli attuali requisiti delle classi di resistenza EN338 e di conseguenza EN1912, a causa della sua bassa densità. Pertanto gli ingegneri che intendano inserirlo nei loro progetti come elemento strutturale sono tenuti a consultare la ricerca completa pubblicata dall’AHEC nella guida Progettazione strutturale con latifoglie americane (BRE, 2001).  

Secondo David Venables, Direttore europeo dell’AHEC, “considerata la densità del tulipier, i tecnici di Hess Wohnwerk – l'azienda tedesca che ha fabbricato il padiglione – sono rimasti stupefatti”. Il tulipier ha una densità media di circa 449 kg/m3 con un contenuto di umidità (C.U. ) del 6%, sebbene il dato possa variare a seconda della provenienza e delle condizioni del terreno di crescita. In pratica, il tulipier fornito al Regno Unito tenderà ad adattarsi alle condizioni ambientali, caratterizzate da maggiore umidità, raggiungendo probabilmente un MC prossimo al 10%. Tuttavia, dal confronto fra la densità relativamente bassa del tulipier e quella della quercia (da 670 a 770 kg/m3 al 6% di C.U.) emerge un eccezionale rapporto resistenza/peso.

Se la lunghezza del legno ha creato nel corso del progetto problemi pratici di trattamento, anche a causa di tempi piuttosto serrati, d’altra parte proprio la disponibilità di tagli lunghi costituisce il maggiore vantaggio del tulipier. Si tratta di una delle specie più alte di latifoglie dei climi temperati. Nelle foreste gli alberi si ergono dritti e svettanti, senza rami laterali, fino a una considerevole altezza. Nelle condizioni più favorevoli il tulipier può raggiungere i 200 piedi (61 metri) con 8-12 piedi (2,4-3,7 metri) di diametro a petto d’uomo (dbh, diameter at breast height), sebbene l'altezza media sia di 100-150 piedi (30,5-45,75 metri) in età adulta. La crescita, decisamente sostenuta, tocca il culmine a 70 anni con un incremento annuo fra 5 m3 e 11 m3 per acro (1 acro = 4046 m2) (la morte naturale avviene solitamente a 200 anni o più). Ciò consente di ottenere lunghe tavole di segati di legno netto e prive di difetti come i nodi: un fattore decisivo per il padiglione di Adjaye. Anche il peso, infine, è stato un elemento chiave per il progetto, che prevedeva 910 “tavole sospese all’interno della struttura”.  

Altre informazioni sono disponibili nelle pagine Sclera - Risorse per i media

 
 

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