Marine Institute, Galway, Irlandaa
Specie: American white oak, Amercican maple, American ash, American red elm and American beech
Architetto: Office of Public Works, Dublin
Fotografia: Richard Davies
È incredibile che al nuovo Marine Institute di Irlanda qualcuno pensi a lavorare. Posto su un promontorio nella baia di Galway, vicino al villaggio di Oranmore, l’edifico si affaccia sulle fredde acque dell’Atlantico, in cui l’orizzonte marino è interrotto da sagome di isole e alle estremità destra e sinistra della baia i monti scendono fino a toccare il mare. “Un sito ideale” lo ha definito Ciaran O’ Connor, architetto dell’OPW (il Ministero dei Lavori Pubblici), responsabile del progetto. Lo spettacolo è altrettanto accattivante all'interno. Dovunque si guardi O’ Connor e il suo gruppo hanno compensato la freddezza asettica di un complesso di ricerca con il calore e la tessitura del legno, scelto non solo per questioni ecologiche, ma per la sua facilità d'uso e flessibilità applicativa. A partire da pavimenti, porte e finestre, fino ai rivestimenti delle pareti, all’arredamento e ai soffitti, il legno fa sempre
parte del panorama interno. Per il progetto sono stati necessari oltre cinquanta container di legno, fra specie tropicali e latifoglie delle zone temperate provenienti da foreste gestite in maniera sostenibile. La costruzione, in blocchi di calcestruzzo e in acciaio, consiste di una mezzaluna che richiama la curvatura della baia, dietro la quale sorgono le strutture rettilinee dei laboratori. Spiega O'Connor: "Si è trattato di unire una struttura molto razionale a una progettazione più 'romantica' per un'area meno definita e meno rigida dal punto di vista funzionale". Mentre le specifiche per i laboratori erano inflessibili, O’ Connor ha potuto sbizzarrirsi con il legno nel resto dell’edificio. Qui le aree ricreative, con le pannellature di frassino americano su feltro acustico, con i mobili e con i pavimenti posati da Junckers in quercia massiccia, determinano un cambiamento totale di atmosfera rispetto all’ambiente asettico e più monotono dei laboratori. I pavimenti di quercia e le pannellature di frassino sono ripresi in altre zone dell’edificio; nelle aree in cui l'acustica è importante, i soffitti sono rivestiti di frassino montato su feltro acustico e trattato con DRICON per ottenere un prodotto di classe di reazione al fuoco zero (secondo lo standard BS 476). “Il frassino è sagomato con una faccia curva, è come la curvatura di uno specchio cilindrico, che funziona bene acusticamente perché disperde il suono
in più direzioni" spiega O'Connor. Il suono non rimbalza direttamente verso il pubblico, che così non avverte un’eco”. I profili arrotondati hanno comportato un altro vantaggio inatteso. “Abbiamo scoperto – precisa O'Connor – che fresando il frassino perpendicolarmente alla fibra per conferirgli quella forma particolare si evidenziavano magnificamente le sue figure. Questa lavorazione gli conferiva un aspetto del tutto diverso da quello ottenuto lavorando con tagli longitudinali.” Anche le porte sono state usate in tutto l’edificio per esplorare e sfoggiare la grande varietà di colori e tessiture delle diverse specie legnose. C’è per così dire una gerarchia per le porte e la loro progettazione. Le porte d’ingresso ai laboratori e ai locali amministrativi presentano semplici motivi ottenuti accostando impiallacciature di faggio e ciliegio, mentre quelle che danno sulle aree di rappresentanza, come le sale di riunione, presentano elaborati intarsi di circa 14 specie. Per queste porte sono stati utilizzati tranciati di frassino, koto, acero americano, white beech (Gmelina fasciculiflora Benth), radica di acero a occhio di pernice, wenge, American red elm (olmo rosso), ciliegio, faggio evaporato tranciato “all’italiana”, quercia irlandese, sapele, teak e
noce americano tranciati “all’italiana”, e palissandro. Osserva O’ Connor: “Il legno piace perché riscalda l'atmosfera e ammorbidisce la luce riflessa dalle altre superfici.” Il passaggio della luce è stato un’altra considerazione progettuale. “Il legno riflette soltanto il 30% della luce, contro circa l’80% riflesso da un intonaco dipinto di bianco” afferma O’ Connor. Con le pannellature di frassino, i pavimenti di quercia, le carpenterie in ciliegio, quercia bianca americana e acero, i progettisti hanno voluto evitare l'effetto "sauna" facendo arrivare la luce da almeno due direzioni in ogni zona, per la maggior parte attraverso le finestre di iroko, alcune delle quali si estendono per tutta l'altezza delle pareti. Questa specie legnosa di grande durabilità non è stata trattata, e verrà lasciata invecchiare naturalmente esponendola al clima dell'oceano Atlantico. Adesso che l’edificio è completato ed è in uso, O’ Connor è compiaciuto del risultato, se non addirittura un po’ invidioso di chi lo abita.
Keren Fallwell, TTJ e Michael Buckley, World Hardwoods
Pubblicato su Timber Building
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